Moneta responsabile
Ieri perfino il “più tedesco tra gli economisti italiani”, come si definì una volta l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, ha detto che in corso c’è un processo “kafkiano” alla Banca centrale europea da parte della Germania. Il riferimento è alla sentenza (pendente) della Corte federale di Karlsruhe contro l’Outright monetary transactions (Omt), cioè il piano di acquisto illimitato di titoli messo in campo da Mario Draghi per placare lo spread. Il piano della Bce, secondo i più rigoristi tra i tedeschi e secondo la stessa Bundesbank che della Bce è azionista di maggioranza, violerebbe la Costituzione di Berlino. Leggi anche Come e perché la pressione fiscale in Italia è arrivata al 53 per cento
13 AGO 20

Ieri perfino il “più tedesco tra gli economisti italiani”, come si definì una volta l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, ha detto che in corso c’è un processo “kafkiano” alla Banca centrale europea da parte della Germania. Il riferimento è alla sentenza (pendente) della Corte federale di Karlsruhe contro l’Outright monetary transactions (Omt), cioè il piano di acquisto illimitato di titoli messo in campo da Mario Draghi per placare lo spread. Il piano della Bce, secondo i più rigoristi tra i tedeschi e secondo la stessa Bundesbank che della Bce è azionista di maggioranza, violerebbe la Costituzione di Berlino. In autunno i giudici si pronunceranno, ma nel frattempo l’effetto “destabilizzante” sui mercati è già iniziato, ha aggiunto Monti. Il rialzo dei rendimenti sui titoli di stato, complice anche l’attesa per le scelte di oggi della Fed americana, è lì a testimoniarlo. Così, mentre in Italia si discute sulla legittimità della proposta di Silvio Berlusconi di avviare “un braccio di ferro” con Berlino proprio sulla politica monetaria, un fatto pare a molti evidente: qualche stato membro ha già avviato un “braccio di ferro” con Draghi, con l’obiettivo però di limitare le possibilità di movimento della Bce.
Probabilmente la pensa così lo stesso Draghi che infatti, da qualche settimana, non perde occasione pubblica per difendere con forza la legittimità e l’efficacia delle sue scelte. Il banchiere italiano lo ha fatto anche ieri, parlando a Gerusalemme, durante un evento in onore di Stanley Fischer, governatore della Banca centrale d’Israele, maestro suo e del collega americano Bernanke. “La politica monetaria resterà accomodante fin quando necessario – ha detto – Di qui in avanti monitoreremo tutte le informazioni in arrivo sugli sviluppi economici e monetari, e rimarremo pronti ad agire se necessario”. Proprio quanto si volevano sentir dire gli investitori del Vecchio continente, divenuti un po’ dubbiosi durante l’udienza della settimana scorsa a Karlsruhe, e infatti le Borse hanno chiuso in terreno positivo. Poi Draghi, rivendicando un controllo ferreo dell’inflazione, è tornato sulle buone ragioni delle politiche straordinarie: “Nell’Eurozona, una di queste misure non standard è stata l’introduzione del programma Omt lo scorso anno, i cui effetti stabilizzatori sono ampiamente riconosciuti”. Il banchiere ha citato gli studi di Marvin Goodfriend, secondo cui ogni azione della Banca centrale – incluso il semplice abbassamento o innalzamento dei tassi di riferimento – ha pur sempre “implicazioni fiscali”. Una replica indiretta a chi – vedi Jens Weidmann, il governatore della Bundesbank – imputa alla Bce di rendere confuso il confine tra politica monetaria, appannaggio della Banca centrale, e politica fiscale, di competenza dei governi nazionali. E’ seguita poi una serie di domande retoriche: “Il fatto che le nostre operazioni comportino un qualche rischio di credito sul bilancio della Banca centrale implica forse una violazione dei nostri principi ordoliberali? Implica forse che la politica della Bce stia interferendo con l’allocazione del credito? La mia risposta è no”. Insomma, pur nei limiti imposti dallo statuto, la Bce continuerà a riflettere con “mente aperta” sulle sue mosse future.
A Berlino, giovedì scorso, Draghi si era già espresso in maniera netta in un discorso intitolato “Leadership responsabile in tempi di crisi”. Aveva detto che “a quasi un anno dal suo annuncio, i benefici dell’Omt sono visibili a tutti”. Le banche sono state in grado di ritornare sul mercato, sia per finanziarsi che per ricapitalizzarsi; i depositi sono tornati a crescere; i tassi sui titoli di stato tedeschi sono saliti, “un aspetto molto importante per i risparmiatori tedeschi”; il sistema Target per le compensazioni tra Banche centrali è in una situazione migliore. Certo, i governi dovranno insistere sul fronte delle riforme strutturali, avverte sempre il banchiere centrale. Ma rimuovere gli ostacoli alla trasmissione della politica monetaria e preservare così la stabilità dei prezzi, anche con l’Omt, ha voluto dire “per la Bce esercitare una leadership responsabile” e “rimanere fedele al nostro trattato fondativo”. Sul tasso di responsabilità di chi processa Francoforte, invece, è lecito dubitare.